
La festa del carnevale iniziata dopo l’Epifania si concluderà oggi nel martedì grasso che precede il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima.
L’etimologia del termine “Carnevale” è ancora molto discussa: potrebbe derivare da Carna-aval (un invito a non mangiare carne) oppure da Carnalia (feste romane in onore di Saturnio), ma la più accreditata risale dal latino carnem levare, espressione con cui nel Medioevo si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, vale a dire dal giorno successivo alla fine del carnevale, fino al giovedì santo prima della Pasqua.
Il Carnevale è una festa in cui tutti fanno baldoria
, un inno al divertimento, al ballo e a mascherarsi, appunto, di vestiti e mascherine.
Le maschere tradizionali italiane sono il prodotto della Commedia dell’arte, il fenomeno teatrale che si sviluppa alla fine del 1500 in Italia e tra i personaggi troviamo:
Arlecchino, servo di Bergamo, con scarso intelletto e pure un po’ sciocco. E' una maschera acrobatica, dalla gestualità complessa: la sua parlata bergamasca è molto più complessa di quella di Brighella, in quanto arricchita da espressioni in altri dialetti.
Brighella, servo molto furbo e senza scrupoli, nato per imbrogliare gli altri. Questa maschera è nata nella Bergamo alta e si distingue dal servo sciocco e cialtrone della Bergamo bassa che è Arlecchino.
Balanzone (forse meglio dire dottor Balanzone) nativo di Bologna è il classico personaggio “serio”, sapientone. E' una maschera presuntuosa, superba, che dà luogo a lunghe "prediche" con citazioni in latino quasi sempre fuori posto. Una delle caratteristiche del dottore è la sua obesità.
Colombina, unica maschera femminile, è la servetta (che parla veneziano) fidanzata di Arlecchino. E’ giovane e arguta, dalla parola facile e maliziosa e abile a risolvere con destrezza le situazioni più intricate.
Gianduia, maschera più importante di Torino, da semplice contadino, con il passare del tempo, divenne un gentiluomo allegro, amante del buon vino e della tavola. Si muove con eleganza, agitando il suo caratteristico codino rivolto all'insù ed ama lo scherzo e i piaceri della vita.
Meneghino, diminutivo di Domeneghin, è la tipica maschera dei milanesi e come loro è generoso, sbrigativo e non sa mai stare senza far nulla. Impersona un servitore rozzo ma di buon senso che, desideroso di mantenere la sua libertà, non fugge quando deve schierarsi al fianco del suo popolo.
Pantalone, nativo di Venezia, rappresenta il tipico mercante vecchio, avaro e lussurioso. E' un vecchio del tutto particolare perché nonostante l'età è capace di fare le sue "avances" amorose che non si concludono mai in modo positivo.
Pulcinella, considerata forse una delle maschere più popolari e simpatiche, ha una gestualità vivacissima, tipica dei napoletani. E’ un servitore sciocco e chiacchierone e assume personalità contraddittorie: può essere infatti tonto o astuto, coraggioso o vigliacco.
Rugantino, maschera romana, rappresenta un giovane bullo di quartiere che assume gli atteggiamenti del duro, ma che è in realtà uno spaccone pronto a parole ma pavido nei fatti. Il suo nome deriva da " rugare" cioè brontolare, borbottare.
Peppe nera, siciliano fannullone che presenta più di un’affinità con il Pierrot francese, sia per i costumi che indossa che per alcuni aspetti caratteriali. Beffardo, pigro ma capace di insospettabili salti e danze acrobatiche, goloso ed insaziabile, ricopre abitualmente il ruolo del servitore. Ama stare in cucina, o ronzare intorno alla cucina, annusandone deliziato i profumi e il cibo è la sua passione.
Buon ultimo giorno di carnevale quindi e buon divertimento a chi, stasera, parteciperà a una festa mascherata!!!

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