lunedì 29 novembre 1999

Il primo grado dell'eroismo è vincere la paura. (Gian Piero Bona)


Per esorcizzare la paura bisogna osare...trovare il coraggio di andarle incontro.
Voglio raccontare un aneddoto curioso che può far sorridere e adesso anche me. Ho convissuto per tanti anni con la paura di usare mezzi di trasporto, motivata dalla velocità e più che giustificata per ragioni che non sto qui a spiegare. Si trattava di un’autentica fobia: dell’auto, del taxi, della moto, del treno, del bus a uno o a due piani, della nave e, naturalmente, avevo paura anche di volare in aereo. Era, questa, un’autentica tragedia e ogni volta a nulla potevano il training autogeno, i tranquillanti, sonniferi o le tisane alla camomilla. Paura e basta, esisteva solo quella, roba da svenire (purtroppo mi è capitato). L’amore per l’evasione, spesso in fuga da me stessa e la curiosità per il luoghi lontani, erano però attrattive più forti delle fobie, è per questo che ho sempre viaggiato. All’ennesimo volo, ero già distrutta prima ancora di mettere piede sull’aereo che mi avrebbe condotta in Germania con scalo a Francoforte e destinazione finale Hoberhausen. Ero in attesa dell’imbarco, seduta nella saletta d’attesa dell’aeroporto della capitale, quasi ridotta a un bradipo o un microcefalo e mi stavo auto-convincendo, pian pianino, che bèh... se l’aereo almeno stavolta fosse precipitato... avrei risolto finalmente tutti i miei problemi d’ansia, ma che dico? Di terrore. Sarebbe finalmente finito tutto: tribolazioni, pene, panico, cuore martirizzato, pace dei sensi... e Amen. Una cosa fantastica…Mi avviai verso il tunnel che accedeva direttamente all’aeromobile come se stessi andando al patibolo, certa che quello sarebbe stato il mio ultimo volo, in fondo non avevo nulla da perdere… (era fantastico!) e dopo essermi allacciata la cintura iniziai a dare sbirciatine impaurite in direzione del finestrino. Chissà perché, mi capita di stare sempre sull’ala destra o sinistra, ma sempre di ala si tratta. E quando la si vede traballare??? Ero decisa, stavolta, ad affrontare la paura a viso scoperto senza nasconderlo alla vista dei più, come da copione, dietro il solito foglio di carta di giornale! Quante volte avevo usato quei mezzucci, lo avevo tenuto aperto a braccia allargate, durante i voli precedenti, per celarmi alla vista degli altri passeggeri! Magari distrattamente capovolto, tanto non era necessario leggerlo. Nessuno, quasi mai se n’era accorto. Avevo tenute strette, tra le nocche irrigidite delle dita, pagine e pagine di quotidiani che riducevo in poltiglia, fin quando uno stuard di bordo notando qualcosa di innaturale, durante un volo precedente (destinazione Marocco), era venuto dritto da me e svitando veloce il bocchettone dell’ossigeno puntato verso il mio volto mi aveva chiesto con voce allarmata: “ C’è qualcosa che non va?” In quella occasione mi ero fatta piccola piccola, proprio come una monella che avesse commesso chissà quale marachella e, smascherata a causa delle mie ipocondrie, avevo negato disperatamente rispondendo che no, stavo davvero benissimo, ero perfino pronta a giurarlo! Un verme strisciante, mi ero sentita, proprio così. L’aereo ora si preparava al decollo lanciato al massimo nella sua corsa, si staccava da terra mentre cominciavo a sentirmi sollevare... su... su... sempre più su. Stavolta niente giornale a pararmi gli occhi. Niente di niente. Hai presente i dischi volanti? Ecco, non c’entrano nulla, non sono nemmeno paragonabili. Volavo basso anche con quelli quando accompagnavo il mio bambino alle giostre e lui mi diceva: “Mamma, perché il nostro non sale come tutti gli altri?” Il rombo assordante delle turbine stavolta non era coperto dalla musica dei Rem sparata a palla dentro le orecchie; era un rito che mi ero inventata, tutto propiziatorio e dalla vaga funzione apotropaica. No, quel fracasso era musica pura, mi stavo arrendendo anche a quella, pure se mi spaccava i timpani, ma tanto… chissenefrega. Mi stavo abbandonando alla paura. Le andavo incontro... la accettavo, la accettavo, anzi… la volevo e lei si compenetrava in me. Sarebbe finito tutto da un momento all’altro, “l’aereo precipiterà e finisc!” pensavo. Io e la paura fuse insieme eravamo una cosa sola. Mi trovavo in una condizione di totale abbandono e... rilassatezza. Possibile? La paura che si era impossessata di me come un demone, d’un tratto s’era sgonfiata, aveva perso la sua forza, il suo potere magnetico e malefico. Penetrata e poi... uscita fuori da me. Adesso mi sentivo abbandonare dalla sua morsa, dal suo crampo. Che strana sensazione! Per la prima volta i braccioli di una poltrona non avrebbero gridato vendetta, per gli inevitabili segni di scasso causati dalla mia presa disperata, quasi selvaggia, anzi bestiale! E nessun suolo straniero sarebbe stato più baciato e nessun vigilantes mi avrebbe più redarguito perché appena scesa a terra avrei sentito l’impellente necessità di accendere una sigaretta gridando in direzione del malcapitato di lasciarmi fumare in pace perché io ero una sopravvissuta! Il tempo passava ed ero tranquilla…ancora! Un’hostess gentile, con un bel sorriso cordiale mi chiese se desiderassi una rivista o qualcosa da bere. “Sì grazie, una coca con limone,” mi sentii rispondere con un soffio. Ascoltai la mia voce ferma, nessun cenno di tremore o nervosismo. I raggi del sole brillavano nel vetro e colpivano di riflesso le mie mani. Incrociai lo sguardo di un passeggero e risposi al sorriso. Poi mi volsi nuovamente in direzione dell’ala e allungando un po’ il collo, scorsi sotto di noi le Alpi innevate, la catena del Monte Bianco…tutto intorno il cielo blu di primavera. Nessuna nuvola all’orizzonte. Rimasi incantata. Un respiro profondo… infilai le cuffie con la musica dei Rem, agrodolce e straziante come sempre… stavolta in sordina per poter captare meglio le voci provenienti dall’abitacolo, il rombo dell’aereo in sottofondo, la voce gracchiante del comandante che, amplificata dall’altoparlante, annunciava i tempi di percorrenza del velivolo e la situazione meteo. Socchiusi gli occhi e finalmente, per la prima volta, dopo tanto tempo, mi rilassai contro lo schienale. Godetti quel viaggio e imparai a volare senza avere più paura. Morale… la paura si può vincere, di qualsiasi natura essa sia. Tutto si può ottenere nella vita, basta solo volerlo con grinta e determinazione.

 



Tratto da http://www.francamente.net/profiles/blogs/per-esorcizzare-la-paura




Se non ci sono altri cambiamenti (questo tanto atteso volo sta diventando peggio di un parto!) domani mi dirigerò verso il drago e…
come Zelda… lo combatterò!!!


lotta_drago
See you later!

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